INTERVISTE

Farfa Intervista | Il Maestro delle 4 Discipline

Con l’intervista di oggi siamo voluti tornare indietro di 20-25 anni.
Oggi che l’hip hop è diventato mainstream e il mondo è cambiato grazie (o peggio) a internet e social e dove tutto sembra facile
, abbiamo voluto intervistare un veterano che di pane duro ne ha mangiato e che ha praticato tutte le discipline hip hop e non solo.
Consiglio la lettura a tutta la nuova generazione per rendersi conto di come il mondo degli anni 90 girava.
Godetevi l’intervista esclusiva a Farfa: MC, Writer, Breaker e Skater della scena sarda.

Ciao Farfa, non sei proprio uno sconosciuto quando si parla di Hip Hop in Sardegna.
Sei un veterano della scena sarda. Hai praticamente bazzicato in tutte le discipline Hip Hop, ma è con lo skate che ti avvicini a questo mondo, puoi raccontarci gli inizi?

Iniziai a far skate con tavole professionali a 12 anni, nell’89, mi ritrovai sponsorizzato da Surf & Company dopo solo qualche mese che ci andavo seriamente, per poi diventare campione sardo dei bambini in street quell’anno stesso.

Nei campionati italiani mi piazzai 15mo ma ero l’unico ragazzino in gara contro gli adulti, avevo 14 anni, e mi annoiava vincere la gara dei bambini perché volevo vincere quella degli adulti direttamente, un esaltato!

A Cagliari c’erano 2 campioni italiani assoluti, Bizio Frau e Francesco Pace (Micio P), furono loro a portarmi a far gare nazionali da ragazzino.

Purtroppo nel ’93 smisero di far skate a centinaia e mi ritrovai solo con Fabio Orrù con cui far skate, e iniziammo a fare breakdance entrambi per noia.

I nostri maestri erano Granchio e successivamente Trottolino, in contemporanea Gipsy e B-Boy Alex si allenavano con Giuseppe delle “Molle Pazze”, in pratica i nostri maestri erano amici tra di loro dall’82, la vera old school cagliaritana.

Noi siamo la seconda ondata di breakers, dal ’93, tutti e 4 e anche Granchio facevamo skate, quindi diventammo un gruppo gigante nel tempo, quasi tutti ex skaters nella scena che si era venuta a formare.

A Cagliari non mi risulta ci fossero breakers attivi dall’89 al ’93, quindi noi eravamo un po’ spaesati nell’imparare, molto lenti nel reinventare tutto isolati anche dal resto della Sardegna per anni.

Poi conoscendo i breakers di Nuoro e di Sassari abbiamo capito meglio a che livelli si stava spingendo la breakdance e ci allenammo diversamente, in maniera ancora più maniacale.

Una volta mi ha filmato Dj Gruff mentre ballavo a Torino al Teatro Regio e mi ha fatto i complimenti, ho ballato mentre si esibivano il Colle ed i Cor Veleno a Rimini, tramite la breakdance ho conosciuto la maggior parte della scena, anche se vengo ricordato più come writer.

Negli anni seguenti inizi assieme a Caddish a fare Rap: attorno al 1995 e 1996 escono diverse demo in cassetta tra cui quella blu e quella rossa. Alcune di queste demo siete riusciti pure a darle a gente del calibro di Neffa e Turi che non vi hanno proprio riempito di complimenti (si sa, ogni inizio è difficile…)

Queste demo erano di quei colori perché in una copisteria dove fotocopiavamo la copertina avevano cartoncino solo di quei colori, altri tempi!

Quella rossa era più Hardcore rispetto a quella blu che era più su beat melodici west, erano tutte strumentali da vinile, nessuno di noi era in grado di produrre beat.

Caddish le vendeva e scambiava con chiunque, all’Ancona Juice le ha scambiate con quelle di Esa, di Turi, a Neffa la regalò, non ci dissero niente in realtà, ma stavamo conoscendo pian piano tutta la scena in un modo o nell’altro, ricordo che nella demo di Turi c’era una rima tipo “come un pesce a Mururoa” che ci faceva impazzire da quanto era figa.

All’epoca bastavano le foto dei breakers che scattavo alle jam per far infogare tutti, eravamo isolati ma con delle foto andavamo avanti per anni allenandoci come pazzi.

Nel 1997/1998 invece iniziò una collaborazione con Wigsoo, conosciuto già dai tempi dello skate.
La Fossa aveva appena fatto uscire “Around The Rionez”, un piccolo capolavoro del rap italiano e Wigsoo era in cerca di artisti da produrre e aveva individuato in te e in Caddish le persone giuste.
Avevi pronto un disco ma per diverse vicissitudini, l’album non uscì…

Wigsoo era arrivato secondo con lo skate in rampa in una gara nazionale, e costruiva mini halfpipe a Portoscuso in cui avevo pure vinto una gara, quindi lo conoscevo bene.

Fu una bella esperienza usare uno studio vero come il suo, con hard disk recorder per le voci perché i computer non riuscivano a contenerle ancora.

Rinunciammo al progetto perché i Flaminio Maphia entrarono in etichetta anticipando la nostra uscita, doveva essere un disco solista mio con beat e feat di Caddish.

Nonostante non mi piacessero particolarmente i Flaminio Maphia dopo qualche mese lavoravo per l’IBM a Roma e ci uscivo in Piazzale Flaminio e in discoteca all’Alpheus, dove ballavo breakdance con i b-boys romani dell’epoca, mi allenavo anche con Wany, poi diventato un writer di altissimo livello.

Sempre in quegli anni tu e Caddish lavorate ad una versione di “50 Mc’s” con soli artisti sardi (l’idea è stata poi riproposta dal nostro sito nel 2012 con l’uscita di “50 Mc’s From Sardinia”  n.d.R)
La compila doveva chiamarsi “Sardo Sei?”.
Erano tempi in cui Internet non c’era il che non facilitava proprio le cose.
Come eravate organizzati per mettere insieme un progetto così, che già con le più moderne tecnologie di oggi non è proprio una passeggiata?

Ci eravamo divisi 25 mc a testa da chiamare dal telefono di casa con lunghe chiacchierate e spese ingenti sia per me che Caddish, la copertina l’avevo disegnata io con un cinghialetto che avevo già dipinto all’Ancona Juice,
e la scritta sopra. Alcune canzoni le registravano a casa di Caddish con il multitraccia a cassette al cromo che ci diede Ruido (con cui pare abbiano fatto Wessisla).
Non riuscimmo a concludere il mixtape non so perché, è un peccato, erano molto fighe le canzoni che ci mandavano.

Tra l’altro uno dei pezzi che doveva uscire in “Sardo Sei?” è “Solo per i contanti” di Azso finito poi su “AELLE” e nell’EP della Sarda Krikka FamigliaIl Giorno Del Giudizio“…

Si, era nata per un mixtape e lo pubblicarono come singolo, con Azso e la sua crew eravamo in contatti, aveva 2 microfoni senza filo da palco per registrare, anziché quello valvolare, ma per noi era fantascienza pure quello.

Per chi ha vissuto la scena negli anni 90 a Cagliari, ricorda le diverse Faide tra Crew dell’epoca (Testimoniato anche da Big Udella in quest’intervista che gli abbiamo fatto) che naturalmente ha coinvolto anche un pò voi. Principalmente cerano due frazioni: West e East. Ricordi qualcosa di periodo? So che in quegli anni avete pure registrato una demo da DJ MP.

Come ha detto Big Udella c’era una faida principale, ma non tra East e West, ma tra 2 fazioni West. Poi c’era anche tra East e West ma più leggera, da poco ho capito che una canzone di Tormento era contro Dj Gruff  (diceva “allenato ad alienarti ritirati”), un disco intero dei Sottotono contro Neffa. Poi per gli Articolo 31 ero presente a Venezia al Zulu Party in cui quando salirono loro tutta la scena scese dal palco per fargli capire che non erano graditi.

Io mi ritrovai automaticamente nella fazione East per via del fatto che Next One ci aveva inculcato principalmente valori della scena di New York, diciamo che tutti i breakers erano East, pure a Milano Vacca mi fece i complimenti per la nostra scena West ma io gli dissi che la mia crew era il contrario esatto!! eheheh

DJ MP quando l’ho conosciuto mi chiese se ascoltavo East o West, ma io non sapevo di cosa parlasse perché facevo breakdance sulle canzoni dei Bone Thugs-n-Harmony, percui di musica non capivo ancora nulla.

Poi dopo anni registrammo da lui al Brunello Studio con un microfono unidirezionale una demo di 5 pezzi molto radiofonici, in previsione di trovare una Major che mai ci contattò.

Ad un certo punto per questioni di studio sei partito per Milano. Hai avuto la possibilità di vivere e partecipare attivamente alla scena italiana con la break e il writing.
Quali differenze hai potuto constatare tra Milano e una piccola realtà isolata che era Cagliari?

A Milano era pazzesco, studiavo Architettura con Drim, c’era un’aula occupata (aula 5) al Politecnico, dove potevi fumare, e li incontravamo metà della scena writing milanese anche per 8 ore al giorno, poi andavo al muretto a breakkare, e poi in Piazza Vetra da Dumbo e Lords of Vetra. Nell’arco di 6 mesi abbiamo conosciuto un sacco di persone della scena, ho breakkato con Crash Kid, sfidato i breakers di Genova, andati a Torino a ballare con Next One, ospitati da Josta.

Josta ci porto a casa di Dj Aui che era fortissimo sia ai piatti che producendo e rappando, avevamo una canzone sua stilosissima in una cassettina.

Invece a Milano vedevo ogni giorno Twice, Tawa e Cano dei 16k, Kaos, Dj Skizo, Noce, Esa, Vacca, Days, Clock, etc.

La differenza con Cagliari è che in una metropoli come Milano il writing prende un sapore diverso, molto più difficile imporsi, bisogna spaccare tutto, Noce dipingeva in mezzo a grattacieli non si sa come, ed era anche un bravissimo breaker del muretto.

Per le altre discipline magari le differenze son minori, ma il writing senza metropolitane, treni e metropoli stessa, perde un po’ di significato, diventa molto meno competitivo, per esempio la stazione Cadorna era uno spettacolo incredibile, mi toccava assistere a faide per i treni tra VDS e CKC.

Durante il tour isolano degli Articolo 31, hai accompagnato J-Ax e DJ Jad come breaker sul palco.
Potresti condividere qualche aneddoto di quei concerti?

Eravamo il loro gruppo spalla in 4 date, eravamo un gruppo di 3 breakers e cantavano i DN un rap troppo commerciale per i nostri gusti, però eravamo ancora agli inizi e non polemizzavamo ancora sul livello del rap altrui.

Erano bagni di folla, bellissimo, ballare davanti a tutta Iglesias era pazzesco, ragazze urlando che eravamo boni, gente che ci voleva picchiare inseguendoci in auto!! ahahah

Gli Articolo 31 erano un po’ montati, Jad ci raccontava di quando breakkava, andando a far la data ad Alghero ci siamo schiantati in auto a 100 all’ora e dopo ore in strada per ricevere soccorsi abbiamo fatto l’esibizione mezzi feriti, e oltretutto gratis.

Bloody Mary è stata una breve parentesi degli anni 2000. Il video di “Detto Mai” se lo ricordano in molti che per l’epoca era fatto molto bene. Come mai questo progetto è nato e morto subito? Sono uscite solo poche tracce singole…

Quel video l’abbiamo fatto un anno dopo aver fatto la canzone, un po’ per prova, senza pretese, addirittura io non cantavo più da un anno. Avevamo molte difficoltà in generale a registrare decentemente, a mixare le basi, un po’ tutto ci demoralizzava, anche la risposta del pubblico è sempre stata un po’ spenta, eravamo in pochi a capire il rap di un certo tipo. In una rima infatti dicevo che il pubblico rimane muto sentendoci, anche Fabri Fibra l’ha spiegato da poco, in Italia facevamo un rap troppo macchinoso incapibile per il pubblico, forse lo facevamo solo per gli addetti ai lavori e non per il pubblico.

Hai mai pensato di tornare a fare Rap o la consideri una parentesi definitivamente chiusa?

Ascolto musica tutto il giorno mentre disegno o ballo, provo anche le mie strofe vecchie ogni tanto, purtroppo non saprei più scrivere con i canoni moderni, ma i miei testi vecchi sentiti ora son abbastanza futuristici, mi ispiravo principalmente agli Outkast e Bone Thugs-n-Harmony, percui ho allenato principalmente gli extra-beat, mi piace allenare ancora la pronuncia corretta delle parole a velocità sostenute.

Ora il rap è diventato un lavoro per molti, non riuscirei ad avere le tempistiche precise che hanno i rappers moderni, io ci mettevo anche una settimana per fare una strofa fatta bene.

So di rappers che si mettono la multa da soli se non riescono a scrivere in tempo, siamo arrivati a livelli imprenditoriali e così non mi piacerebbe più essere un mc sinceramente.

Ammiro di più la scena underground che coi soldi ci si pulisce il culo, però tecnicamente ammiro anche il rap mainstream se fatto bene.

Grazie a Farfa per questa bellissima testimonianza della scena cagliaritana degli anni ’90.
Hai alcune righe libere per scrivere o salutare chi vuoi.

Saluto tutta la scena isolana e nazionale, mi auguro che si torni ad essere più uniti come negli anni ’90, anche se è utopia ormai.

Mi dispiace principalmente che il rap abbia un po’ eclissato le altre discipline dell’hip hop che prima erano più seguite, però il livello di ogni disciplina è sempre più alto, mancano le jam vecchio stile per essere tutto più efficace.

Forse c’è stata una scissione naturale delle discipline in 4 entità separate, è un peccato, prima era più avvincente, era una sfida tra città e culture diverse, rappresentavi la tua città o la tua crew in un modo diverso.

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