INTERVISTE

Balentia Intervista | Nieddu

Questa settimana abbiamo il piacere di intervistare i Balentia che si presentano con una nuova line-up formata da Su Maistu e Lepa.

Ciao Su Maistu, da poco avete pubblicato il vostro quarto album ufficiale intitolato “Nieddu”. Come mai avete scelto questo titolo

Il titolo dell’album nasce dalla nostra idea che “Mala tempora currunt”. Viviamo tempi bui, con un ritorno della caccia al nero, del nero fuori a tutti i costi, non certo tempi buoni. E dato che per i nostri testi traiamo ispirazione dall’attualità, ci è parso l’unico titolo possibile.

Che differenza c’è tra “Nieddu” e gli altri album dei Balentia? Quali evoluzioni artistiche potete notare e cosa è cambiato nel corso degli anni?

Ogni album dei Balentia è un capitolo a se di una storia che è iniziata ormai 24 anni fa. Ogni disco riflette il momento in cui è stato scritto, ed è come se fosse un album fotografico che racchiude tante immagini: ogni album ha una precisa scansione temporale, anche musicale. Il rap è ormai un genere maturo, declinato in tante modalità, e nel corso del tempo abbiamo provato, con le nostre produzioni, a percorrere alcune delle strade che il rap ci ha indicato: dalla west alla sperimentazione, fino al rap della golden age ed all’amato boom bap. Il filo conduttore di ogni produzioni, la nostra linea guida principale, è la qualità, sia delle produzioni che dei testi. Evitare le banalità, cercando di essere contemporanei e originali al medesimo tempo. “Nieddu” è esattamente questo: un disco fortemente “losangelino” nei suoi suoni, ma che guarda con attenzione a Kendrick Lamar, a Mick Jenkins, a Braxton Cook e a Anderson.pack, solo per citare alcuni tra gli artisti più interessanti di questo periodo.

Le basi sono state prodotte completamente da Andrea Aru, noto per suonare tutti gli strumenti delle sue produzioni dando quel tocco un po Jazz che ha influenzato in modo positivo tutto l’album. Come è nata la collaborazione e come vi siete trovati a lavorare con lui?

Io (Su Maistu, ndr) e Andrea avevamo già avuto modo di collaborare per la produzione del mio disco solista, “Coranta“, uscito nel 2015. All’inizio del 2018 ci siamo incontrati, in presenza di Vladi, il suo socio, e abbiamo cercato di capire se ci fossero le basi per un’ulteriore collaborazione. All’inizio pensavamo ad un paio di singoli, ma appena Andrea e Vladi mi hanno mandato i primi loop, è stato molto semplice rivedere i piani e pensare ad un nuovo disco dei Balentia. Le produzioni, letteralmente, “chiamavano” i testi. E’ semplice scrivere quando si hanno a disposizione ottime strumentali. E’ il sogno di ogni rapper, credo.

Non è la prima volta che vi appoggiate al Crowdfunding per la pubblicazione dei vostri lavori.
Ricordiamo l’album da solista di Su MaistuCoranta”. Credete che questa sia la salvezza e il futuro per le produzioni indipendenti?

Non sappiamo se si possa definire la salvezza ed il futuro delle produzioni indipendenti. Di sicuro il crowdfunding è un ottimo strumento a supporto delle produzioni indipendenti. Se spinto a dovere, è in grado di rendere partecipe del progetto la base fan, e se diffuso in maniera adeguata, può dare grandi soddisfazioni e contribuire in modo notevole ad una produzione discografica, ad un film, ad un libro o ad un progetto in genere. E’ chiaro che si tratta sempre di una scommessa, e come tale va presa. Richiede una sollecitazione costante del proprio pubblico e questo talvolta ti si può anche ritorcere contro. E’ fondamentale poi, al fine della validità del crowdfunding, che ci si serietà alla base di tutto. Serietà che genera fiducia nel pubblico, che è invogliato al sostegno economico. D’altronde, stai sempre proponendo musica, arte, cultura, in cambio di soldi.



Qual’è il pezzo di “Nieddu” a cui siete più legati e perchè?

I pezzi a cui teniamo sono diversi, non foss’altro perché le canzoni sono come dei figli: le ami tutte allo stesso modo, per ragioni diverse. “In bilico sul ghiaccio” ci è cara perchè ricorda una cara amica scomparsa; “Confini” perchè nasce dalla viva voce del protagonista, Lamine”, e dai suoi racconti di immigrazione; “Assou” perchè parla ad una figlia, in prima persona, indicandogli una strada; “Nieddu” perchè è un pezzo alla “Balentia”, se così potremmo definirlo; “Corri” perchè ci siamo affezionati alla storia di Samia attraverso un libro che parla di lei. Insomma, ogni brano ha una sua storia e ad ogni brano siamo affezionati per un motivo diverso.

Cosa ne pensate della scena locale? C’è qualche artista e nuova leva che seguite in particolare?

Ci sono tante belle realtà che in questi anni si stanno facendo apprezzare. C’è stima, affetto e rispetto per chi ha iniziato con noi ed è ancora in prima linea, dopo tanti anni. Non ci piace di solito fare nomi, ma ci sentiamo di spendere due parole in più per un dj che speriamo a breve possa far parte della nostra crew. E’ giovanissimo, si chiama Matteo Mura in arte Wall.dot, ed ha già fatto delle belle cose.

Il Rap è in cima alle classifiche nazionali, il genere “Trap” è il più ascoltato dalle nuove generazioni. Cosa ne pensate di questo periodo storico in cui i valori originali del hip hop sono quasi andati persi? Quali differenze notate tra oggi e la scena degli anni 90?

Hai detto bene, anche se quello che è adesso in cima alle classifiche, fatto salvo alcune cose molto curate (Salmo su tutti) non ci rappresenta e, se possiamo permetterci, non rappresenta la nostra cultura ed i valori che essa ha voluto trasmettere, da Bambataa e Krs One in poi. Veniamo dai primi anni novanta: il rap per noi rappresentava la possibilità di espressione, il poter dire la nostra attraverso i testi, l’impegno civile ed il riscatto sociale. Non troviamo questi elementi nella “trap”, sinceramente. D’altro canto non credo che i valori dell’hip hop siano andati persi. Esistono tanti bravi rapper nel mondo, e tanta gente che dell’hip hop ha fatto la sua intera esistenza, con il b-boying, il writing, il djing: basta solo guardare oltre la soglia dell’uscio di casa ed essere curiosi. Tutto qui. L’hip hop è vivo e vegeto, anche qui in Italia. Pensa a gente come come Murubutu, Sangue Mostro, ai Colle: ne sono la migliore dimostrazione. E’ chiaro che dai 90 ad oggi è cambiato il mondo, non solo l’hip hop. Basti pensare all’avvento del web ed al modo in cui ascoltiamo musica, ora rispetto ad allora: è cambiato tutto.

Che progetti avete prossimamente? State promuovendo l’album e vi vedremo a qualche live?

Abbiamo in cantiere l’uscita di un nuovo singolo e di un nuovo video, che dovrebbe uscire entro Marzo. Speriamo di suonare tanto dal vivo anche perchè, dopo i primi quattro live di presentazione, la “fotta” è ad alti livelli. Dal vivo suoniamo con una band composta da musicisti live, e questo ci da modo di divertirci e di rendere ogni live diverso dall’altro.

Ringraziamo i Balentia per la disponibilità. Avete qualche riga libera a disposizione per i saluti.

Grazie a Voi. Un ringraziamento speciale va a Andrea Aru, Nicolò Nioi e Wladi Frau per il loro lavoro in studio. Fabrizio Melas per il suo lavoro sulla grafica del disco e ad Alberto Mossa, Michela Atzori e Matteo Melis per i loro scatti fotografici. Nicola Muscas e Lorenzo d’Antoni per il loro prezioso lavoro di comunicazione. Federico Branca per il suo paziente e curato lavoro sul videoclip di “Corri”. Alessandra Carta e l’Accademia Pugilistica Sardegna per la grandissima disponibilità. Lamine Dafe per il suo grande apporto. Mariano Corda per i suoi preziosi suggerimenti. Ivo Murgia per i lavoro sui testi in sardo. Tutti coloro che ci hanno sostenuto per la produzione del disco.

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