INTERVISTE

Balentia Intervista: Nos’è tottu

“Nos’e tottu'” è il vostro ritorno sulla scena dopo una lunga pausa di riflessione. Cosa avete fatto in questo periodo? E qual’è stato il percorso che vi ha portato al concepimento dell’album?

In questi 5 anni successivi alla pubblicazione dell’Ep “Sa Lei” fino a “Nos’e tottu” abbiamo lavorato parecchio, abbiamo suonato parecchio in giro nella nostra isola con qualche puntatina sulla penisola e soprattutto abbiamo avuto due formattazioni dell’hard disk di K.Wild. Diciamo che i brani racchiusi in questo disco sono la summa di tutto ciò che abbiamo visto, vissuto, prodotto negli ultimi cinque anni, anche se gli ultimi 10 mesi sono stati sicuramente più intensi, visto che abbiamo ri-registrato tutto e ultimato il prodotto finale. Il merito del suono è in gran parte di Carlo, che ha saputo di volta in volta adattarsi ai brani, anche se spesso siamo stati io e Lepa a confrontarci con basi proposte da lui. Molti pezzi sono “ri-nati” in studio. In più ci sono le collaborazioni di Arp, Mraxai, Yoshi (Cioccolato Bianco ndr), e di tutti gli altri.”

Potete farci una piccola descrizione per ognuna delle tracce che compongono il cd?

Crediamo sia interessante conoscere dalla voce dei protagonisti la natura di ogni singolo pezzo e quello che si è provato nello scriverlo.
“Intraus” è il classico brano d’introduzione ad un disco, spettacolare, merito di K.Wild.
“Gentixedda” è il singolo che ha anticipato l’album ed uno dei pezzi che lo identifica. Parla di come ognI giorno ed in ogni circostanza ci si possa imbattere nella “gentaglia” anche se, con tono ironico, alla fine anche noi ci inseriamo nella categoria.
“Et bobat su bentu” è un testo molto vecchio e per questo uno dei più espliciti, che aveva ricevuto tanti anni fa anche un premio per l’innovazione nella musica sarda. E’ forse uno dei brani più politici, ed è stato ripreso quasi per caso in studio durante le ultime session di registrazione.
“Alti e bassi” è come vivere il rap quotidianamente, questo è il suo significato. La base è sicuramente una delle più potenti del disco, e siamo legati in particolare a questo brano perché è stato il primo video della storia del gruppo.
“Nant’e sa luxi” è la giusta introduzione con il giusto pathos ad un brano dello spessore di “Sa luxi ‘e su sobi”, uno dei brani più importanti dell’intero disco, per le tematiche che affronta (la vita in miniera e fuori, la miseria degli anni ’40, la guerra) e per il modo in cui si snoda il testo.
E’ un pezzo molto importante, reso benissimo dalla produzione oscura frutto della collaborazione tra noi e Carlo. “Ma tui ti du domandas” è un brano vecchio, già prodotto anni fa in collaborazione con Su Bruxu, un ex componente del gruppo. Il suo significato è, se ci è consentito il termine, esistenziale: siamo davanti ad un bivio che, da una parte ci da la possibilità di scegliere la nostra via, e dall’altra no, ci impone di accettare passivamente ciò che ci viene proposto. Dal punto di vista della produzione è in assoluto una delle più potenti. Occhio al campione.
“Gualis’a nos’e tottu”: noi come siamo nella nostra essenza, noi e basta. Non vi è dato cambiarci. Di sicuro il brano più smooth e rilassato del disco.
“Boxis de Balentìa” è uno skit sardo al 100%, per ribadire, ove ve ne fosse la necessità, le nostre origini. L’idea di “Alpha e omega”, invece, era di fare un “lavoro a distanza” con una persona molto vicina dal punto di vista ‘collaborazionale’. Così è stato. Tematiche rap e non poteva essere diversamente vista la presenza di Mraxai, di sicuro una delle menti più folli del panorama hip hop nazionale. Sua, nonostante i dovuti accorgimenti operati da K.Wild, la base bomba.
“Diverso” è il brano più introspettivo dell’album. Ad un certo punto eravamo anche indecisi se metterlo o meno, perché pensavo (Su Maistu) e penso tuttora di aver svelato troppo di me stesso. Speriamo che sia capita. “B.M.B.G” sta per “”Banca Mondiale, Banca Globale””. Il disco è stato ultimato con il conflitto in Iraq in corso, e senza che potessimo fare niente, tutto continuava ad avvenire: questa è la nostra risposta.
“Penzu ca no”: certe cose proprio non si fanno, specialmente in politica dove quasi tutto è concesso cosa ci attende per il futuro. Ottima la produzione, occhio ai bassi ed alle casse stile Drè!
“Su Rei” invece è il perfetto seguito a “Penzu ca no”, con tematiche più o meno simili, ma con tutt’altra modalità nell’esporle. Dal punto di vista musicale è forse quanto di più sperimentale siamo riusciti a produrre: basti pensare che il ritornello cantato era una prova che poi si è concretizzata, nel senso che abbiamo lasciato proprio la prima registrazione.
“Parte dall’isola” è il funk con tematiche sociali, con la constatazione che troppi giovani riprendono la via dell’emigrazione come alternativa ad una vita grama in Sardegna. Il basso è suonato ed è il pezzo più funk del disco. Infine con “Esseus” ci siamo presi un po’ in giro.

Qual’è il filo conduttore del disco? Cosa lega i brani fra loro?

Direi che il filo conduttore è il nostro vivere quotidianamente il gruppo. Il disco trasuda i nostri stati d’animo, le nostre vite che si legano a doppio filo con l’esistenza di Balentia. Il rap è molto importante per noi come alternativa ad un vivere quotidiano che talvolta si rivela monotono e che, senza il supporto della musica, lo sarebbe di più. Penso che dal cd traspaia la nostra voglia di alternative e di riflessione. Per l’aspetto musicale, è indubbio il filo conduttore del recupero del funk e del suo amalgamarsi con nuovi suoni, diventando un tutt’uno.

La vostra caratteristica principale è sempre stata quella di utilizzare la lingua sarda nei testi, alternandola all’italiano in alcuni episodi. Questo segno distintivo, chiamiamolo così, è stata una scelta obbligata all’inizio? O deriva da qualcosa in particolare?

Non si tratta di una scelta, ma di un’esigenza espressiva. Con gli anni ci siamo accorti che non bisogna forzare la mano coi testi, bisogna essere naturali, e la nostra natura ci dice di usare la lingua dei padri e delle madri, la nostra lingua, quella di tutti i giorni, anche se, come si vede dal disco, non disdegnamo l’idioma di Dante. Intercaliamo spesso il sardo con l’italiano, nella vita di tutti i giorni, e anche nel rap.

Le vendite del cd fino ad ora hanno risentito di questa ‘scelta’?

Direi che è ancora presto per tirare le somme. Possiamo però dire che i pareri che ci giungono dalla penisola, e quindi da persone che non capisconono pressochè nulla della nostra lingua, sono decisamente positivi. La critica apprezza il flow, le strumentali e l’integrazione di entrambe le cose. Speriamo che anche il pubblico dimostri di apprezzare allo stesso modo con l’acquisto del cd.

I vostri testi, sin dagli inizi, hanno spesso trattato argomenti forti di matrice politica e sociale, riflettendo in modo cosciente la realtà circostante. E svolgendo un ruolo ‘guida’ in questo ambito. Quindi vi chiedo: il rap può educare le masse?

Abbiamo sempre apprezzato il concetto di “”Edu-tainment””, ossia educazione più intrattenimento coniato da KRS One, cercando di trasporlo nella nostra realtà. Sostanzialmente cerchiamo di evitare il più possibile “”l’aria fritta”” che, onestamente, ha un po’ preso piede nei testi delle nuove generazioni di mc’s. Apparteniamo alla generazione avvicinatasi all’hip hop ascoltando i Public Enemy, Boogie Down Productions, e poi in Italia gente del calibro di Onda Rossa, Assalti Frontali, Isola Posse, Speaker Deemo. I testi devono trasmettere qualcosa, altrimenti si rischia l’omologazione.

Da un punto di vista musicale invece, sembrate fortemente influenzati dal funk e dall’elettronica. Da dove provengono le vostre ispirazioni? Quali sono le vostre radici?

Ti posso citare il funk di I.Hayes, G.Clinton, C.Mayfield, dei Parliament, le colonne sonore di Ennio Morricone, Piero Umiliani, e degli altri grandi maestri italiani. Per quanto concerne il rap, oltre a quelli che ti ho già citato, ci sono gli A.T.C.Q., i De La Soul, i Jungle Brothers, insomma la Native Tongue al completo. Poi tutta una serie di gruppi che pur non essendo hip hop hanno avuto a che fare con esso, come i Massive Attack, i Portishead, Tricky, DJ Shadow, Royksopp, Coldcut. La lista potrebbe essere lunghissima.

La relativa lontananza della vostra isola dall’Italia in che modo ha influito sui rapporti con il resto della scena nazionale? E quanto vi sentite parte di essa?

E’ giusto dire relativa. Nel senso che la distanza influisce solo per quanto concerne l’aspetto live, per il quale sicuramente siamo svantaggiati, dato che il Tirreno ci separa dal resto dell’italia e che servono circa 8-1O ore di nave e almeno due di aereo per andare a Roma, per non parlare di Milano e di Bologna, tanto per citare due città abbastanza attive sulla scena. Per il resto, il web ci aiuta parecchio e quest’intervista ne è la dimostrazione. Abbiamo un bel sito, anzi invito i lettori a visitarlo (www.balentia.com) ideato da Arpexperiment, un ottimo webmaster, nonché produttore d’n’b. Non abbiamo tantissimi contatti con la scena nazionale, ma penso che questo sia più dovuto alla nostra indole che non ad una questione geografica. Se è per quello, anche nell’isola collaboriamo con poche persone fidate, pur avendo ottimi rapporti con tutti.

Un vostro aspetto interessante è la dimensione live. Parlateci del concerto più riuscito o di un posto dove vi siete trovati a vostro agio….

I concerti più belli sono quelli dove c’è parecchia gente e purtroppo le occasioni in cui suoni davanti a duemila persone non sono frequentissime. Noi suoniamo spesso in piccoli club dove hai il contatto diretto e secondo noi questa è la vera gavetta che si deve affrontare. Tornando alla domanda penso che uno degli show più belli sia stato quello al fianco di Neffa qui a Cagliari un paio d’anni fa, ai tempi di Aspettando il sole: ci ha dato parecchia visibilità, soprattutto perché lui, in quel momento, era seguitissimo, ed aveva attirato una folla enorme.

Siamo arrivati alla fine della nostra chiacchierata. Come concludiamo?
C’è qualcosa che volete aggiungere e di cui non abbiamo parlato?

Vorremmo concludere quest’intervista ringraziando tutti coloro che ci hanno aiutato nella lavorazione del disco, nessuno escluso, anche con il solo supporto morale. E’ importante avere affianco delle persone che ti sostengono, soprattutto nei momenti più bui. Per il resto, vi invitiamo ad acquistare il disco, che costa poco e che trovate nel nostro sito o da Vibra, distributore ufficiale per l’Italia. E’ tutto. A presto.

Intervista estratta da Mood Magazine 4

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