INTERVISTE

Il Doge Intervista: Dal Ventre Dell’Ira

Alberto Garufi, in arte Il Doge, è da tempo sulla scena, ma solo recentemente ha pubblicato il suo primo album ufficiale, “Dal ventre dell’ira”, che contiene, tra i featuring, Daniel Mendoza, noto rapper romano. In occasione dell’uscita dell’album, che troverete solamente nei negozi di dischi, abbiamo deciso di porre qualche domanda al rapper cagliaritano.

1) È recentemente uscito il tuo primo album “Dal ventre dell’ira”, prodotto interamente da Isma K.
Cosa ti ha spinto all’album solista? Com’è nata la collaborazione con Isma K?

Salve a tutti. L’album solista è stata più una costrizione che una scelta voluta. Vedendo il mio socio impegnato maggiormente in progetti paralleli, ho avviato la mia carriera solista concretizzata nel 2008 dal mio primo EP “Falsa quiete”. Da quel momento mi sono dedicato a pieno ai solo project piuttosto che a progetti in gruppo. Potendo lavorare autonomamente, ho riscontrato un risultato più soddisfacente, sia nei prodotti finali, sia nel lavoro da “contorno”. Spesso lavorare in coppia può inibire le proprie concezioni di disco, a partire dalle scelte delle strumentali, dalle argomentazioni, fino ad arrivare alla stesura dei testi, lavorando da solo ho trovato libertà assoluta, cosa che sarebbe stata inquinata sicuramente con un disco partorito da due cervelli. L’album solista mi ha reso più maturo artisticamente, una volta levata la soddisfazione personale, penso di potermi dire pronto ad un album in coppia con un altro mc, il processo inverso non avrebbe sicuramente portato a risultati ottimali. La collaborazione con Isma è nata abbastanza spontaneamente. Ci conosciamo da anni, tramite amicizie in comune. In quegli anni, 2008 circa, io ero in cerca di un beatmaker. La stima reciproca ci portò a fare un disco assieme. Lui aveva proprio il suono che cercavo. Sicuramente la nostra unione non riguarderà solo l’album appena uscito ma, come dimostrato dal pezzo per la vostra compila, “Karalis underground pt.2, ci saranno altri lavori in tandem tra noi due. Posso dire con fermezza che Isma è un fedele alleato e troverete altre volte i nostri due nomi affiancati.

2) Nell’album, tra gli altri, c’è un featuring di Daniel Mendoza, componente dell’ex gruppo romano Gli Inquilini.
Com’è incominciata questa collaborazione?

Mah, la collaborazione è nata abbastanza per caso. Ci sentivamo spesso, e ci scambiavamo pareri sui nostri lavori. Ad ognuno di noi piacevano i pezzi dell’altro. Quando stavo iniziando a gettare le fondamenta del disco, decisi di invitarlo nel progetto, e lui si dimostrò subito disponibile. Ascoltavo spesso i dischi de Gli Inquilini, mi piacevano soprattutto perché si distaccavano parecchio dai canoni del rap romano, viravano più su un rap tricolore. Il pezzo, “16 cazzotti sull’addome” analizza il rhyming paragonandolo alle tecniche del pugilato. Se ci si sofferma un po’, si può notare che il rap e la boxe hanno parecchie cose in comune. La scelta dell’argomento è derivata dai nostri nomi: Daniel Mendoza, infatti, è stato un pugile Londinese del 1700, mentre, uno dei miei “also known ” è Preemo Carnera, che sicuramente voi tutti conoscete.

3) Una domanda di rito: come hai incominciato a rappare? Cosa ti ha spinto a farlo?

Mi sono avvicinato alla cultura ricoprendo il ruolo di writer, utilizzando altri pseudonimi differenti da quello attuale, ruolo che si rivelerà di “passerella” e di esclusivo avvicinamento all’ambiente in questione. Il primo vero disco rap che sentii, fu “Yo! Bum rash the show” dei Public Enemy, prestatomi da un parente, di parecchi anni più grande di me (ecco perché un capolavoro così datato finì nelle mie mani, io che purtroppo risulto troppo giovane per aver potuto assistere all’uscita di dischi del genere). Ancora non sapevo che quel genere musicale si chiamasse rap, ma l’impatto con l’ascolto fu talmente grande, che me ne innamorai subito. Col tempo arrivò un po’ di informazione a riguardo. Iniziai a scrivere in rima nel 2003, utilizzando il contesto come canale di sfogo per concretizzare le mie stesure. Il rap per me non è semplice musica, ma è un vero e proprio farmaco che utilizzo come cura per l’anima. Anche l’auto celebrazione, che molti troveranno troppo invasiva nei miei testi, rispecchia una terapia, un modo per dire a me stesso che, in tutte le cose in cui io posso aver sbagliato, il rap è una di quelle in cui non ho mai fallito, per come la vedo io. Ecco perché “Dal ventre dell’Ira” è un vero e proprio libro aperto, in cui metto in piazza me stesso e tutti gli avvenimenti che mi hanno formato in questi anni.

4) A proposito dei tuoi inizi, facevi parte, assieme a Graffio, dei “Sosta Zero”, che citi pure in “Niente di Personale parte 2”
Puoi parlarcene? Ci sarà mai un vostro album?

Sosta Zero nasce nel 2004. Purtroppo la nostra giovane età del periodo, la mancanza di conoscenze e soprattutto di mezzi, non ci ha mai portato a concretizzare un disco ufficiale, poi col passare degli anni, come ho detto poco fa, ognuno di noi ha preso strade diverse. Non c’è mai stato un vero scioglimento del gruppo, anche se non credo ci sarà mai un nostro album, pur se da parte mia c’è, e ci sarà sempre piena disponibilità a riguardo. Per quanto mi riguarda, continuerò sempre a portare avanti il nome “Sosta Zero”, anche da solo, perché è il nome con cui ho intrapreso la strada del rap e con cui ho fatto le prime esperienze musicali.

5)Un’altra domanda che poniamo abitualmente agli intervistati: su che cosa stai lavorando al momento?

Al momento non ho ancora progetti precisi per il futuro. Mi dedicherò sicuramente all’attività live per un lungo periodo, e a rendere il favore ad alcune persone che hanno partecipato al disco. Mi troverete quindi nel ruolo di ospite in alcuni dischi e compilation presto in uscita. Per il resto, una cosa sicura è che lavorerò ancora con Isma, distanze permettendo.

Un ringraziamento a Il Doge per l’intervista.

Grazie a voi e a tutti quelli che finora hanno buttato 5 sacchi per supportare “Dal ventre dell’Ira”! Straight up!

Intervista by Alessio Amato

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