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Ipno Style Intervista: Roba Che Brilla

Ipno Style, membro del gruppo Twin Vega, assieme a Xeto Nascente e Denny the Cool, ha recentemente pubblicato il suo primo mixtape “Roba che Brilla”, con featuring sardi e non, tra cui Il Nano, rapper barese. In quest’intervista ,parleremo delle collaborazioni, del mixtape e di altro ancora.

1) Ipno, il tuo primo mixtape “Roba che Brilla” è uscito recentemente per la nostra weblabel.
Da dove nasce l’idea di “Roba che Brilla”?

È da parecchi anni che pensavo a un lavoro quasi interamente in freestyle, su strumentali, alla buona-la-prima, con una marea di partecipazioni e in cui non devi intripparti con gli argomenti, quindi l’ho fatto. Le mie strofe le ho registrate in pochi giorni, certe parti sono addirittura, appunto, in freestyle, ed è diametralmente opposto all’idea che ho di disco. Poi io sogno da sempre di fare un lavoro con argomenti serissimi, che rasenti il cantautorato e pregno di poesia, quindi fare questo mixtape, il quale è ovviamente antitetico a una roba simile, è stata una dolce perversione.

2) Nel tuo primo singolo, “Mi salvasse la poesia”, si vede una parte della tua sterminata libreria.
Quanto ti hanno influenzato i libri nella tua carriera artistica?

La mia libreria è l’unico ente materiale a cui tengo in maniera morbosa. Per quanto riguarda “Mi salvasse la poesia” è un pezzo nato per una ragione precisa. Solitamente chi è interessato al rap – e mi capacito sempre meno di questo strano fenomeno – è di conseguenza poco interessato alla letteratura e viceversa. Dunque mi son detto che se avessi fatto una canzone con l’attitudine street, strettamente rap, ma con forti riferimenti letterari, non sarebbe piaciuta né agli ascoltatori di rap né a chi ha interessi artistico-letterari. Infatti è stato così: ha poco più di mille visite. Qualcuno dirà «No, ha così poche visite perché mi ha fatto schifo!» Sarà, ma credo che il motivo sia stato che è un pezzo con ingredienti inconciliabili. La letteratura, arrivando al clou della domanda, è parte integrante della mia vita, quindi di conseguenza influenza anche la mia musica. È anni che esco molto poco, e scrivo e leggo tutto il tempo. Fino ai 21-22 anni invece ero un disastro, stavo in giro quasi tutto il giorno e in casa ci stavo il meno possibile, per non parlare della scuola. Ho vissuto gli antipodi, e ciò mi ha arricchito, dandomi una visione a tuttotondo del mondo. Oltretutto il rap, lo dico proprio in “Mi salvasse la poesia”, è un centesimo della mia produzione scritta, visto che scrivo più altro che rap, genere che comunque – e se mi seguite lo sapete – seguo e faccio da quindici anni ininterrottamente.

3) Tra le collaborazioni spicca P$, rapper di Bruxelles.
Com’è nato il featuring con lui?

Patrick, questo il nome di battesimo di P$, è un amico di un mio carissimo amico. Ha origini sarde e qui viene in vacanza quasi ogni estate. Ci siamo incontrati, è venuto in studio da noi, abbiamo scritto e registrato in una sera. Lui lì da lui gira con la crema della scena Belga. Quel pezzo parla del tempo, gli antichi greci lo chiamavano Crono, che arriva e si mangia tutto, uomini e cose. È un argomento molto presente nella mia musica; un’ossessione proustiana.

4) Il tuo mixtape è uno dei pochi che raccoglie rappers sia del Nord Sardegna (Senka, Scascio) che del Sud (Riky, Spumone, Kaizer, Shout One ecc.)
Tu come vedi la scena rap sarda in questo momento?

Tu pensa che avrei voluto cento partecipazioni in più. Molti son rimasti fuori, tra cui amici strettissimi, poiché non potevo fare cinquanta tracce; son già ventitré. Ma se farò un secondo volume mi sdebiterò con quelli che a ‘sto giro non ci sono. La scena sarda secondo me sta crescendo molto, e credo anche di averne individuato la causa. Fare rap in Sardegna ti dà qualitativamente qualche marcia in più, perché hai la rabbia della miseria, quindi quando rappi si sente, che sei vero. Per ragioni sociali siamo, insomma, più true degli altri. Io, per esempio, son l’ultimo dei figli di papà – non mi addentro nei particolari della mia vita poiché, baudelairamente, non amo prostituire i miei fatti personali, ma assicuro che alla mia famiglia non ha mai regalato niente nessuno – e credo che come me siano cresciuti la maggior parte dei rappers sardi e del meridione. Questa, lo sappiamo bene, è terra di povertà. Poi dove vivo io, nel Sulcis, col suo passato – e ahimè anche col suo presente – minerario, hai modo di accorgerti quanto sventuratamente ci si senta distanti dal concetto di lusso e di bella vita. O qualcuno di voi pranza in piatti d’oro? No, perché se alcuni di voi lo fanno mollino il rap e mi regalino quei piatti.

5) Un’ultima domanda a proposito del tuo gruppo, i Twin Vega: state lavorando ad un nuovo disco? Ci potete anticipare qualcosa?

I Twin Vega, per chi non fosse attento alla nostra musica, sono Xeto Nascente, Denny The Cool e il sottoscritto. Io e Xeto siamo la parte lirica del gruppo, mentre Denny, il quale non ha bisogno di presentazioni, è il produttore. Stiamo lavorando al nostro primo disco ufficiale, ma non voglio anticipare nulla. Dico soltanto che è totalmente diverso da tutto il resto che si sente in giro, e quindi anche da tutto ciò che abbiamo fatto noi in passato. Sapevate che “L’Ulisse” di Joyce era stato deriso da tutti? Virginia Woolf lo definì l’opera di un moccioso. Speriamo che succeda anche a noi, come Joyce.

Grazie ad Ipno Style per l’intervista.

Grazie a voi!

Intervista by Alessio Amato

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